Il presidente nerazzurro festeggia 50 anni da dirigente: 'Ringrazio Oaktree, Palestra piace anche a noi. Credo che per vincere sia necessaria una cultura della vittoria, e solo uno zoccolo duro di italiani la garantisce'. A stagione finita, con altri due titoli in tasca, Beppe Marotta può sentirsi soddisfatto e può pensare a quanta strada ha nei suoi sandali, quanta ne ha fatta dall'estate del 1976 (aveva 19 anni) quando divenne dirigente del Varese calcio. Mezzo secolo dopo, Beppe è il presidente dell'Inter, che ha appena vinto scudetto e Coppa Italia. Sommando tutti i trofei vinti, la 'squadra Marotta' sarebbe, storicamente, battuta soltanto da Juve, Inter e Milan. Nessun altro dirigente ha vinto 11 scudetti (o 10 e mezzo perché lasciò la Juve dell'8° titolo consecutivo a novembre). Lo abbiamo incontrato al termine di una lunga serie di festeggiamenti per riavvolgere con lui il nastro di un film lungo 50 anni, con Beppe che sembra il Totò di Nuovo Cinema Paradiso. E quel bambino che aiutava il magazziniere del Varese calcio a gonfiare i palloni è diventato il presidente dell'Inter... 'Riesce a vedere quel Marotta che a 19 anni, nel 1976, è già il responsabile del settore giovanile al Varese calcio?' 'Certo, ricordo tutto dei miei inizi. Abitavo ad Avigno, a 500 metri dallo Stadio di Masnago. Il Varese giocava in A, e fin da bambino quello era mio luogo dei sogni. Avevo 8 anni, quando pur di seguire gli allenamenti aiutavo il magazziniere a pulire le scarpe, gonfiar palloni e preparare le maglie. Poi, prima della stagione 1976-77, Guido Borghi, il figlio del mitico Commendator Giovanni, quello della Ignis, mi fece diventare 'dirigente' del Varese'. 'In quegli anni studiava e giocava a calcio.' 'Avevo appena finito il liceo classico al Cairoli, dove avevano studiato anche Mario Monti, Alfredo Ambrosetti, Bobo Maroni e Attilio Fontana. Fontana e Maroni erano più grandi di me. Ricordo che venivano al liceo con i giornali politici sottobraccio, mentre io arrivavo con la Gazzetta. Giocavamo nella squadra del liceo; Maroni era un mediano arcigno, alla Benetti, Attilio Fontana, detto Attila, era un Tardelli che segnava. Io ero un centrocampista alla Calhanoglu. Alla… perché non avevo il talento per fare il calciatore'. 'Scriveva anche per il giornale locale, avrebbe potuto diventare giornalista?' 'No, io volevo fare il dirigente di calcio. Mi piaceva semmai fare il telecronista, anzi il radiocronista. Adoravo 'Tutto il calcio minuto per minuto' e ancora adesso faccio le imitazioni di Sandro Ciotti, che si inserisce con i suoi 'Scusa Ameri'. Ecco avrei fatto con piacere il radiocronista'. La Champions con l'Inter. E poi la pensione...' 'Il primo colpo di mercato da ds del Varese?' 'Portai Michelangelo Rampulla dalla Pattese, piccola squadra siciliana, e divenne subito il portiere titolare. A 18 anni debuttò in Serie B contro il Milan di Baresi, Tassotti e Collovati e non prese gol. Con Rampulla siamo ancora amici'. 'Dopo Varese è stato dirigente sportivo, ad e ora presidente, passando da Monza, Como, Ravenna, Venezia, Atalanta, Sampdoria, Juventus e Inter. Qual è l'esperienza che si porta nel cuore?' 'Tutte, per motivi diversi. Ma se devo proprio scegliere ne dico una: la promozione in A con il Venezia, quando attraversammo la laguna da vincenti sul Bucintoro, l'imbarcazione dei Dogi'. 'Il giocatore con più talento che ha avuto?' 'Alvaro Recoba. Gli ho visto fare, anche in allenamento, giocate che noi umani non
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Marotta: 'Voglio la Champions con l'Inter e poi vado in pensione!'
Il presidente nerazzurro Beppe Marotta festeggia 50 anni da dirigente e parla della sua carriera con l'Inter. 'Voglio la Champions con l'Inter e poi vado in pensione!'
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